Gino Fantini, Food Stylist

Il mestiere di "mettere in posa i piatti".

Gino Fantini, Food Stylist

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Gino Fantini la passione per la cucina se l’è ritrovata nel DNA: figlio, nipote e bisnipote di cuoche eccellenti, provenienti dalla seducente terra lucana e trapiantate a Milano. L’amore per la fotografia, sua passione accessoria, e i casi della vita gli hanno aperto la porta di numerosi set fotografici di prestigiose testate, dove esercita il mestiere di food stylist: Sale & Pepe, Io Donna, Gruppo Espresso, Elle, Wallpaper …

Gino come si diventa food stylist? E tu come sei passato dai fornelli di casa ai set fotografici?

Purtroppo non esiste una scuola per food stylist. È quello che dico sempre ai numerosi ragazzi e ragazze che mi fanno questa domanda. Se si è appassionati di cucina, ci si può iscrivere a qualche corso, poi magari affiancare qualcuno e, con un po’ di fortuna, riuscire a entrare nelle redazioni. Io sono cuoco fin da piccolo, praticamente. L’incontro con un amico che veniva spesso a cena a gustare le mie ricette mi ha aperto il mondo del food stylism. E da lì ho iniziato.

Un food stylist è un cuoco, un fotografo o che altro?

Il Food stylist è colui che, se necessario, crea la ricetta, cucina e “mette in posa” il piatto per la fotografia. Entrando negli studi delle redazioni ho scoperto che le testate hanno delle cucine dove si cucina per davvero, la sala pose, il set e … i segreti per far sì che il piatto appaia tanto appetitoso quanto lo è in realtà.

Ce ne puoi dire qualcuno?

Intanto le quantità: affinché la foto riesca bene, non si possono fare delle porzioni troppo abbondanti. Poi le cotture. Di solito, i piatti del set vengono cotti meno del dovuto perché risultino migliori sulla pagina: estetica oblige.

A te piace cucinare anche, e soprattutto, a casa per gli amici. Ci dai qualche consiglio per presentare in modo originale un piatto semplice?

I miei consigli nascono dall’esperienza. Io prediligo sempre e comunque le mini porzioni, non mi piacciono i piattoni strabordanti di cibo.  Adoro portare in tavola diversi assaggi e lasciare un po’ il desiderio per un bis o un tris. Insomma, preferisco servire all’inizio quantità più piccole per dare modo di gustare il piatto e, se piace, fare un secondo giro. E poi amo le ricette con pochi ingredienti che devono essere assolutamente giusti. Per esempio, se voglio fare una pasta al basilico, uso molto basilico per la salsa e non c’è bisogno di aggiungere altro.

Cosa ti diverte cucinare di più sul set e che cosa a casa?

Sul lavoro mi diverte e mi fa impazzire fare i dolci. Trovo che sia il piatto che dà più  soddisfazione, perché una crostata  fatta in casa, una torta alla frutta, al cioccolato o alla panna rendono il piatto meraviglioso. Una pasta, un pesce o un filetto, per quanto belli, sono “più noiosi”. A casa, al contrario, amo concentrarmi più su primo, secondo o contorno. I dolci che produco sono molto semplici. Che cosa c’è di meglio di una crema pasticcera con tanto limone dentro? Basta aggiungere due fragole e due lamponi e presentarla in una ciotola graziosa. Il gioco è fatto!

So che uno dei tuoi piatti preferiti è la classica lasagna al forno. Qual è il segreto per presentare bene una teglia in una cena tra amici?

Ecco, se per tutti gli altri piatti, preferisco porzioni piccole e graziose, davanti a una teglia di lasagne non resisto proprio e potrei mangiarne un’intera … Il mio segreto quando cucino le lasagne per una cena è prepararle il giorno prima e lasciarle riposare in frigorifero ricoprendo la teglia con della carta stagnola. Questo fa sì che il giorno dopo, quando la si mette in forno e la si fa cuocere, la besciamella e il formaggio restano più fermi. Quando si serve in tavola, dunque, la fetta di lasagna risulta, bella, soda e compatta, con besciamella e formaggio sciolti al punto giusto ma non trasudanti nel piatto. Io, in questo caso, preferisco portare in tavola le porzioni già fatte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto: Federico Miletto (Ag Plus Food)

 

Anche a voi, oltre a cucinare, piace presentare bene i piatti? Quali sono le vostre fonti d’ispirazione?

 

 

 

 

 

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